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Apocalissi in Bassa Frequenza

VAGAI SENZA META


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Dove corri amico? Quanta fretta! E’ dura la vita del lupo solitario, eh?! Che nebbia infernale. Cammina, cammina, tanto non sai nemmeno tu dove andare. Ma dovevi proprio uscire? Non potevi restartene al calduccio? Quelli ti cercano e il primo posto dove potrebbero cuccarti è casa tua, lo capisco, non è bello passare a miglior vita per un misero debito di gioco, è poco decoroso.
Si fatica a starti dietro. Siamo in centro, finalmente. E’ meglio qui. Che bella gente, elegante, attiva: persone vere, che non perdono tempo, camminano svelti, corrono e parlano al telefonino  guidando
la macchina, passano col rosso rischiando di investire i  pedoni sulle strisce. sorpassano da sinistra perché 
hanno fretta, molta fretta. Loro sanno cosa fare e dove stanno andando, e tu? Non mi pare.
Guarda! Guarda quel commesso, sta cacciando dal negozio una zingara rumena che chiede l’elemosina. Non te ne importa niente? Hai ragione, doveva restare al suo paese. La gente ti soffoca, ti pestano i calli, ti spingono. Lo credo, sei un impiccio, sembri ubriaco, ansia e sgomento ti sono compagni. Sì, ma non abbandonare il flusso della folla, c’è un tipaccio che ti segue da mezz’ora. Potrebbe risultare imbarazzante incontrarlo. Te ne sei accorto? Bene.
Acceleri il passo, è meglio. Gira di là, in quel vicolo, e speriamo che non sia cieco. Se ti ha visto entrare in questo androne sei in trappola. Ah… ho capito, ti scappava la pipì… brutta bestia la paura. Che schifo qui, è peggio di casa tua. Adesso cosa fai? Coraggio, non possiamo restare qui davanti ad un muro a contemplare i graffiti del paleolitico urbano: GIANNI AMA ELENA, VIVA LA FIABA, ERO NO BUONO, FORZA LAZIO, TARZAN E’ VIVO E LOTTA INSIEME A NOI, ODINO TI VEDE…questa però è originale, bisogna ammetterlo.


Allora, torniamo a noi: devi trovare una soluzione. Perché non vai alla polizia? Chiedi protezione, gli racconti tutto, loro ci credono, ti riaccompagnano a casa e ti riempiono la strada di pantere. Il nemico non ama la caccia grossa, ma resta in agguato. Dopo tre o quattro giorni ti tolgono la sorveglianza, tranne un paio d’agenti distratti, e lui, il nemico, zac! Sul più bello si fa vivo, lo arrestano dopo una bella sparatoria, nella quale tu rimani solo ferito ad una gamba, che guarirà forse in due mesi, se non resti un po’ sciancato. Ti conviene. Lo so, guardo troppi telefilm americani in TV. Scusa, mi andava di darti un consiglio e te l’ho dato. Scusa, scusa, non parlo più. Si va? Che bello. Due passi per sgranchirsi le gambe. Mi sembra di sentire una musica lontana, ovattata, un po’ triste. Sì, c’è un luna park. Ci andiamo? Sei proprio matto, amico mio. Ehi, eroe, è il primo sorriso che ci proponi da quando siamo insieme. Ho capito, ti piacciono i luna park, ma non mi sembra il momento giusto per fare un giro sulle montagne russe, che ci fai lì dentro da solo? Fame? Pazzesco! Però così va meglio: una lattina di birra, un bel panino e siamo a cavallo. Almeno
siediti su una panchina, fermati, rilassati qualche secondo, se no ti resta tutto sullo stomaco. Stai bene, lo vedi?! Va tutto okay. C’è sempre qualcosa percui vale la pena di vivere.

Adesso ci vuole una bella sigaretta e un altro sorriso… lo sapevo, lo sapevo, il mondo è pieno di guastafeste, figurati un luna park! Ehi, non senti? C’è una ragazzina che piange dietro alla panchina. Non fare l’orso, occupati di lei.
“Che fai piccina?”
“Mi sono persa, sigh, sigh…e tu?”
“Anch’io.”
“Sigh, non è vero, sigh, i grandi non si perdono mai, mi prendi in giro.”
“Invece si perdono e molto spesso.”
La giovinetta si alza strofinandosi con le mani gli occhi velati di pianto. Si avvicina all’uomo, affondando rumorosamente le scarpe nella ghiaia e trattenendo a stento gli ultimi singulti. Non riesce a celare un’espressione stupita e maliziosa, che lentamente trasforma il suo visino afflitto in un sole, pulsante di calore.
“Ti sei perso?”
“Sì.”
“E adesso cosa fai?”
“Niente.”

Sembra un angelo caduto dal cielo: lunghi capelli biondi, occhi azzurri, pelle d’alabastro. Avrà forse tredici anni. Si siede accanto al misantropo e lo guarda, interrogandolo in silenzio, con la forza della sua ingenuità. Ma per lei, capire, non è poi così importante.

“Andiamo su quella giostra?”
“Se vuoi ti ci porto, ma… non hai paura?”
“Dai andiamo, non sono mai stata sulla ruota!”
“Okay piccola, andiamo.”
“Indovina come mi chiamo.”
“Stella?”
“No, no, hai sbagliato, mi chiamo Eliana, Eliana!”
“E io ti chiamerò Stella, perché tu sei una stellina caduta dal cielo che mi ha
salvato, la mia stellina.”
“Che bello, allora tu sei Bello! Bello, Belloooo!!”
La ruota si ferma, il tour è finito ma non la giornata: il castello stregato, l’autoscontro, la giostra dei cavalli ed è quasi sera. Si divertono, si adorano, chiamano da un destriero all’altro.
“Stella!”
”Bello! Bello!”
La ragazzina gli manda un bacio con la mano… anche il narratore si sta facendo coinvolgere da questo incontro che sembra una fiaba.
“E’ tardi, dovrei tornare a casa, chissà cosa pensano i miei genitori, dovevo andare a studiare da Giuliano ma lui non mi ama più…”
“Stella, resta ancora un po’ con me, abbiamo la scusa che ci siamo persi. Ti accompagnerò io a casa, ma almeno sai dove abiti?”
“Certo, mi sono persa per finta. Va bene, dove andiamo adesso?”
“Mi piaci Stellina.”
“Anche tu, avvicinati, voglio darti un bacio…”

Riprendono a camminare, questa volta non più soli. La musica e i rumori si affievoliscono, inghiottiti dal silenzio dell’immenso parco.
“Bello, facciamo una corsa, vediamo se mi prendi!”
E’ raro vedere un uomo maturo inseguire una ragazzina di tredici anni nel buio del vespro invernale. Correndo a perdifiato passano davanti ad una fontana, dove un gruppo di giovani chiacchiera tranquillamente, fumando un paio di spinelli. Alcuni di loro sono a cavallo d’enormi motociclette nere, portano occhiali scuri, indossano giacche di pelle nera ed hanno capelli cortissimi.
Smettetela di correre, vi osservano. Non è normale quello che state facendo. Svicolate in fretta o qualcuno deciderà di occuparsi di voi da vicino. C’è un’atmosfera pesante qui attorno, si respira tensione a pieni polmoni.
Rallentano, si prendono per mano. La ragazzina lancia un’occhiata di disgusto ai giovinastri.
“Stella, sono stravolto, sediamoci su quella panchina.”
“Hai ragione, riposiamoci.”
Evviva, tu fai presto, Bello, ti fumi un’altra sigaretta incurante del pericolo che ti circonda. Io avrei preferito vivere un’altra storia. In ogni caso l’azione langue, non c’è più mordente. Le ultime parole famose! Ehi, babysitter!
La tua Eliana è scomparsa in quel cespuglio fitto. Non è capace di stare ferma un secondo!
“Bello… ssst, vieni a vedere…”
“Che c’è?”
“Zitto, fai piano. Vieni a vedere ti dico!
Siete curiosi? Seguiamoli. Che scostumata, ha scovato un ragazzo e una ragazza che fanno l’amore sdraiati sull’erba.
“Stella, ma cosa ti passa per la testa?! Dai, andiamo via.”
“E’ divertente, no? Guarda che bello, si vogliono bene, anche Giuliano diceva di volermi bene, ma poi l’ho visto a scuola con Nadia che si baciavano nel corridoio.”
“Povera Stella…forza, andiamo via.”
“No, no, lasciami, lasciami! Non puoi trattarmi come una bambina, ho tredici anni. Non mi tirare, io volevo restare là. Non puoi costringermi a fare quello che vuoi tu, solo perché sei grande e grosso.”
“Smettila di frignare, se ci vedevano mi dici che cosa succedeva? Siediti, non sei stanca?”
“Okay, okay, ti perdono. Bello…”
“Dimmi.”
“Mi dai un bacio?”
“Ma figurati.”
“Siete tutti uguali voi uomini, dite di volermi bene e poi vi tirate indietro…”
Eliana gli volta le spalle arrabbiata, allora, sto imbecille, si avvicina e la bacia sulla guancia. La bambina si volta subito e gli restituisce la tenerezza.
“Non così però, uno vero… hai capito?”
“Uno vero?”
“Sì, per piacere.”

Non farlo, non farlo! Sei pazzo?
Le prende il visino tra le mani e poggia le labbra su quelle della piccina, le bocche si aprono in un contatto tenero e dolcissimo.
Lo dicevo che stava delirando! La bacia! La bacia davvero! Una, due, tre volte.
“Bello, lo sapevo che si faceva così, mi piace tanto.”
“Stella… cosa altro sai?”
“Tutto, credo.”
“Ma questi giochi li fai anche con i tuoi fidanzatini?”
“Non sempre. Se mi piacciono molto.”
“Stella… non avremmo dovuto.”
“Perché?”
“Non so… non sta bene.” Eliana si accoccola sulle ginocchia dell’uomo cingendogli le spalle. Il gioco si complica… svegliatevi, non c’è solo la luna che vi sorride dal cielo! Non siete soli, due vecchietti vi stanno mitragliando con delle occhiate terroriste. L’avete fatta sporca, troppo sporca! Sparite in fretta, sempre che ci riusciate.
E’ finita: “Brutto porco! Maniaco!” Arrivano i vendicatori della terza età.
“Lasciala, pervertito!”
E’ comprensibile che gli anziani signori non vedano di buon occhio una furtiva
tresca da bordello turco.
“Lasciala, schifoso!”
“Maiale, maledetto pedofilo!”
“Vi castrerei tutti e poi vi metterei al muro, bastardi!”
Per fortuna i simpatici vecchietti non sono agili e arzilli.
“Fermati, bastardo!” Si lanciano all’inseguimento rischiando ad ogni passo una caduta disastrosa per quelle antiche ossa che ci mettono secoli a riaccomodarsi se si rompono.
E voi, voi, correte! Correte, l’amore non ha età, ma porco demonio, avreste potuto cercarvi un angolo più appartato! E non tenetevi per mano, separatevi!

Calamità!! Eliana è caduta, stanno per raggiungerli. Li hanno raggiunti.
I vecchi non sentono ragione, non danno tregua al nostro pallido eroe. Continuano a colpirlo con un bastone da passeggio urlando, digrignando le dentiere, sbavando rabbia e furore. Eliana cerca di liberarsi dalla stretta che le serra i polsi energicamente.
Nel rispetto della tradizione, accorre una folla ordinaria, dozzinale, solita: lo stesso sciame mal assortito di sempre, un Argo mormorante dalle mille teste, un vero monumento al Civile Ignoto.
Passi, voci concitate, brusii di scherno… amico mio, approfitta della confusione! Una spinta! Una sola spinta e i nonnini rovineranno a terra. Bravo, così! Così!
Maledetti invidiosi! Riprendi la fuga e che il Fato te la mandi buona.
Non sentite anche voi? In lontananza s’ode il rombo del tribunale itinerante su due ruote. C’è odor di corda e sapone.
I giovanotti dalla muscolatura nazionale restano a cavalcioni dei loro Pegaso meccanici, si fanno largo tra la gente: “Che cosa succede qui?!”
”Prendetelo, laggiù, sta scappando il porco! Ha cercato di violentare una bambina!”
“Andiamo raga, si va per la frittata!”
Dalla pole position il capo prende la testa del corteo ma gli altri giganti del nazi motociclismo gli sono subito addosso, facendo fischiare le gomme ad ogni derapata. Un forcing disperato e il traguardo compare sull’orizzonte.
Li hanno raggiunti in un batter di ciglia, li circondano, scendono dalle moto, i motori accessi, i cavalletti sorreggono i mostri che imprecano contro il cielo e sputano le loro anime nere, sublimate in cristalli d’ossido di carbonio. Il set è illuminato a giorno, ma non è un film. Ora tutto è chiaro. Dalle tasche dei
giubbetti, profonde come lo Stige, ecco le catene, i manganelli, le sbarre, i tirapugni. Si dia inizio al sabba. L’orgia richiama i demoni della guerra.
Non oso raccontare quello che sta accadendo, ma potete immaginarlo con dovizia di particolari. Un macello è un macello, in qualunque parte del mondo e a qualsiasi ora avvenga. Prima di passare al finale… perché non vi concedete un break. Bevete qualcosa di forte, su!

Tutto è bene quel che finisce bene: c’è molto sangue, il sacrificio è compiuto. Il destino ha voluto così, Bello mio. Era giunta la tua ora: sei sfuggito ai creditori per cadere tra le grinfie degli ossessi. Un ragazzo del gruppo si avvicina al misantropo innamorato, che giace bocconi, riverso nel fango. Lo ribalta con una pedata… alla fine sentiremo la sirena della polizia sovrastare le voci dei gatti lamentosi di Roma. Quando la sirena lacererà le maglie della notte, i giustizieri dei suburbi saranno lontani, avranno ripreso il loro pellegrinaggio alla cerca della terra promessa, scagliati dall’arco selvaggio al martirio delnucleo vivo del mondo.

E' tardi, la città chiude gli occhi, avvolgendosi in un mantello di bruma, e sogna i suoi dolci, antichi anni ’50. Vagheggia un confine di luce che delimiti un regno felice, dove ridono i saggi e i negletti… non gli scaltri e i violenti.

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